Mastopessi con Protesi: la sartoria incontra la medicina

Mamma di 30 anni con svuotamento post gravidico del seno a causa di 2 allattamenti.

In casi come questo il problema principale da risolvere è la discesa delle mammelle, oltre che il loro svuotamento.

Le protesi mammarie, anche le più leggere in commercio come le B-Lite, hanno pur sempre un peso e quindi non possono sollevare il seno, cosa invece possibile con la mastopessi (Lifting del seno).

In casi come questo in cui si desiderava avere un ritorno ai volumi che si apprezzavano prima della gravidanza, è possibile eseguire contestualmente anche una mastoplastica additiva, nel caso specifico con tecnica triple plane che crea un reggiseno interno fatto dal muscolo pettorale, in grado di sostenere il peso della protesi dall’interno.

A differenza della mastoplastica additiva semplice, perché l’intervento è più lungo e tecnicamente complesso?

Perché è la combinazione dell’intervento di aumento del seno con una protesi + il sollevamento dello stesso con la mastopessi, quindi l’allestimento di un peduncolo vascolarizzato di areola capezzolo, l’asportazione di pelle in eccesso ed eventualmente di parte della ghiandola che si è “allentata” con l’allattamento.

Il seno infatti è sostenuto da legamenti che, come elastici a forza di stirarsi, sia per l’effetto della forza di gravità, che dell’azione meccanica di “succhiare” da parte del neonato, nonché degli ormoni e della propria genetica, si allungano perdendo il ritorno elastico.

Con la mastopessi possiamo accorciare questi elastici, ma non sostituirli.

È possibile tuttavia asportarne alcuni nel polo inferiore della mammella per rallentare il naturale processo di discesa dei tessuti dovuti alla forza di gravità, avendo la possibilità di colmare la perdita di volume con una protesi mammaria.

Ma perché le cicatrici sono più estese che nella mastoplastica additiva?

Come quando l’abito che portiamo si fa largo e dobbiamo andare dal sarto per restringerlo e farlo a misura d’uomo, così la pelle in eccesso del seno disceso deve essere asportata, anche per permettere l’allestimento di lembi che ci consentano di effettuare il sollevamento del seno.

Così come il sarto tagliando la stoffa lascia cuciture, parimenti ci saranno cicatrici più o meno lunghe a seconda di quanta “stoffa” bisogna tagliare per ottenere un abito “tailored”, ovvero “su misura”.

Nessuno vuole farvi lunghe cicatrici, se non altro perché più sono lunghe più comportano per noi fatica nel suturarle!

Attuiamo tutte le tecniche a nostra disposizione infatti per minimizzarle ed accorciarle.

Tuttavia sappiamo che a distanza di mesi ed anni dall’intervento, noteremo solo la bellezza della silhouette dell’abito e non le cuciture nascoste dello stesso.

Diversamente chi effettua solo l’intervento di impianto di protesi mammarie, avrà una sola cicatrice ben nascosta nel punto di ingresso usato per far passare la protesi.

Perché il seno col passare del tempo “non sta su” come nella mastoplastica additiva?

Chi è quasi privo di ghiandola mammaria, non avrà mai la tendenza alla discesa del seno semplicemente perché la forza di gravità non ha un valido substrato su cui agire: in un certo senso è assimilabile alla mammella maschile!

Quando effettuiamo una mastoplastica additiva semplice pertanto, a meno che non posizioniamo protesi di grandezza e peso eccessivi, il seno tenderà a rimanere sempre pieno e sollevato.

Viceversa, la paziente che arriva con gli “elastici” che sostengono il seno completamente allentati e la pelle allungata, non più elastica e talora anche smagliata, a distanza di anni dall’intervento, il seno avrà comunque la tendenza a ricadere lentamente sulla parete toracica, non potendo l’intervento annullare l’effetto della forza di gravità sui tessuti.

Ma allora che lo faccio a fare l’intervento?

L’intervento è efficace, come si vede dal video, nel ridare tonicità, sollevamento e pienezza alle mammelle.

A distanza di 10 anni dallo stesso, si avrà un seno molto più sollevato di quello che si avrebbe avuto se l’intervento non fosse stato effettuato.

Tuttavia il seno avrà sempre l’aspetto, se vogliamo “naturale”, più pieno sotto piuttosto che sopra.

Si raccomanda infatti alle pazienti di continuare a portare il reggiseno, specie durante l’attività fisica, per non sollecitare ulteriormente i “propri elastici”.

Nel video si possono ammirare i risultati intra operatori e post-operatori a 7 mesi dall’intervento, avendo la possibilità di comprendere il concetto di ri-discesa fisiologica e delle cicatrici che appaiono rosse, ma che col passare dei mesi appariranno come dei graffi biancastri.

Perché la mia amica ha fatto lo stesso intervento con cicatrice solo attorno all’areola?

Perché un’altra conoscente ha la cicatrice verticale, mentre io a “T” invertita?

Tenendo a mente che è sempre nell’interesse di ogni chirurgo evitare lunghe cicatrici, ogni caso è a sé: più i tessuti sono scesi e la pelle da togliere è in abbondanza, più il “sarto” deve tagliare “stoffa” in eccesso risultando in cicatrici certamente peri-areolari, dopodiché verticali e, nei casi con più pelle, anche orizzontali nel solco sottomammario. In sede di visita verrà approfondito ogni aspetto in merito.

Posso chiedere di avere cicatrici più corte?

Quando ho fatto la stessa domanda al mio sarto, ho ottenuto questa risposta: certamente, tuttavia riuscirò a restringerti l’abito solo attorno al giro maniche!

Per i rischi, le indicazioni e le controindicazioni dell’intervento rimando alla sessione dedicata del mio sito.

Le cicatrici restano comunque ben nascosta dal reggiseno.

Tendono a scemare col passare dei mesi, durante i quali vanno protette dal Sole e le si può mascherare col trucco o coprire con la dermopigmentazione o tatuaggio.

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